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Nei nostri articoli diciamo spesso che la prevenzione delle malattie degli animali, cani o gatti che siano, è sempre la forma migliore perché i nostri amici non siano soggetti a problematiche anche molto gravi. Certo, questo non significa che dobbiamo tenerli in una gabbia dorata, specialmente i gatti che potrebbero soffrirne anche in modo molto intenso, ma che quando vediamo qualcosa che non va dobbiamo agire quanto prima per evitare che le cose possano peggiorare.

Il papillomavirus felino è un esempio perfetto di malattia che di per sé non è particolarmente grave, per cui abbiamo tutto il tempo di renderci conto della sua presenza e di agire, ma che se non agiamo può diventare molto grave perché può aprire la strada a qualcosa di ben peggiore.

Che cos’è

Il papillomavirus è un virus a DNA piuttosto contagioso, che tuttavia colpisce solamente membri di una sola specie: insomma, quello del gatto non colpisce l’uomo, così come quello dell’uomo (o, meglio, della donna) non colpisce il gatto. Ci sono dubbi sul fatto che la versione bovina possa colpire i gatti, ma è talmente difficile che un gatto entri in contatto con una mucca, specie nelle zone urbane, che tralasciamo questa possibilità.

La via di trasmissione più frequente, ovviamente, è quella che va da gatto a gatto. Il virus colpisce la cute, anche se a volte può posizionarsi in bocca, e chiaramente i gatti che lottano tra loro se lo passano con facilità.

C’è da dire che, come virus, non è particolarmente aggressivo, perché di solito le lesioni che provoca compaiono quando il gatto è colpito da malattie già debilitanti per conto proprio, come la FIV.

Che cosa fa

L’azione del virus è quella di infettare le cellule della cute, quindi la pelle, e lo fa inducendo le stesse a moltiplicarsi e crescere. Il risultato è molto simile ad un tumore, ma di fatto non lo è, almeno all’inizio, perché non è la cellula che inizia a moltiplicarsi di propria iniziativa, come accade in una neoplasia, ma è spinta dal virus. Tuttavia non è da escludere che una lesione papillomatosa possa diventare una neoplasia vera e propria, se non trattata.

Quello che un proprietario vede è che accarezzando il gatto, un giorno, si nota un piccolo rigonfiamento. Fin lì niente di strano, potrebbe semplicemente essere una puntura d’insetto. Se non cresce potrebbe essere una piccola malformazione cutanea, come abbiamo anche noi da qualche parte, nulla di preoccupante.

Se ci accorgiamo, però che il rigonfiamento cresce come se fosse un alberello, con un “tronco” alla base e una chioma in alto, è il caso di consultare un veterinario. Cresce lentamente, per cui non c’è bisogno di portare il gatto alle quattro di notte in clinica, ma organizziamoci per portarcelo nel giro di 2-3 giorni.

Purtroppo l’unico modo per accertarsi che cosa sia precisamente la lesione è l’istologia, quindi il tagliare un pezzetto di rigonfiamento, trattarlo ed esaminarlo al microscopio, per cui ci vorrà almeno una settimana per avere delle risposte. Se si tratta veramente di papilloma, a questo punto, da proprietari abbiamo varie possibilità.

Come si cura

Nonostante il rigonfiamento non crei dolore al gatto, al massimo un po’ di fastidio, è da rimuovere sia perché può diventare una neoplasia, come dicevamo prima, sia perché crescendo troppo può ulcerarsi, sanguinare, insomma causare dolore anche intenso al gatto.

Ci sono varie possibilità per la terapia: si può provare con i farmaci, come l’interferone che limita la moltiplicazione cellulare e impedisce così la crescita; oppure si può provare con la chirurgia, per cui addormentare il gatto e rimuovere l’escrescenza con il bisturi, anche se in questo caso siamo particolarmente sicuri che il problema, dopo un po’ si ripresenterà perché il virus rimane (non si può eliminare in nessun modo) e la zona è stressata dall’intervento chirurgico per cui è un ambiente favorevole per lo sviluppo del virus.

Altre alternative sono la terapia con laser e la criochirurgia, cioè tagliare la parte “incriminata” dopo averla congelata, così che il tutto risulti meno irritante per l’organismo e la situazione non si ripresenti (o quantomeno lo faccia meno frequentemente); c’è da mettere in conto tuttavia che queste terapie sono piuttosto costose e richiedono diverse sedute.

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Insomma, le possibilità non mancano, e anche se ci fossero delle recidive si può intervenire di nuovo e garantire una vita normale al gatto praticamente per sempre, visto che non ci sono particolari problematiche legate a questa malattia. Questo è vero, però, fintanto che facciamo qualcosa, qualsiasi cosa, mentre l’errore più grande che possiamo fare è quello di lasciar perdere tutto e lasciare l’escrescenza lì dov’è, dove può portare grave disagio al gatto e trasformarsi in neoplasia o comunque aprire la strada a malattie infettive ben peggiori di questa.

La peritonite infettiva del gatto è una delle malattie più pericolose a cui il nostro micio possa andare in contro. Si tratta di una malattia causata da un virus, colpisce soprattutto i cuccioli e al momento l’unico vaccino disponibile non funziona troppo bene, per via delle particolari caratteristiche del virus.

In questa pagina cercheremo di capire come prevenire l’infezione, che una volta contratta purtroppo non può essere curata, con le conoscenze attuali.

Questa malattia colpisce solamente i gatti, e non interessa i cani.

 

Tra le malattie infettive che possono essere contratte sia dall'uomo che dagli animali, la rabbia è una delle più conosciute. La legislazione, negli ultimi anni, si è adoperata molto per evitare la diffusione di questa malattia, molto diffusa in paesi sottosviluppati come quelli africani e asiatici, che infetta (spesso mortalmente) l'uomo e viene trasmessa da animali di vario tipo.

La rabbia è pericolosa anche per i nostri cani e gatti, ed è una di quelle malattie che ogni proprietario dovrebbe conoscere sia per l'incolumità del proprio animale che per quella della propria famiglia.

 

La gastroenterite emorragica del cane, conosciuta anche come gastroenterite trasmissibile o parvovirosi canina, è una malattia virale che può essere molto grave e che può portare anche alla morte dei cani, in particolar modo dei cuccioli. È pertanto importante conoscerla e prevenirla, principalmente con la vaccinazione, che proteggerà anche le femmine in gravidanza dalla trasmissione della malattia ai figli quando ancora si trovano in utero.

Che cos'è e come si trasmette

La parvovirosi è trasmessa da virus del genere Parvovirus, tra i più piccoli che si possono trovare in natura. Ci sono anche dei virus di questo genere che colpiscono i gatti, ma sono leggermente diversi e per questo motivo è molto difficile che la malattia si trasmetta da cane a gatto o viceversa.

Il virus si posiziona soprattutto nell'apparato digerente, quindi le modalità di trasmissione principali sono le feci, il vomito e occasionalmente l'urina del cane infetto. Il problema principale che fa sì che la malattia si trasmetta è il fatto che un cane infetto comincia ad espellere i virus già prima di manifestare i sintomi, perciò non ci saranno segnali che indirizzeranno il padrone a non far avvicinare il proprio cane a quell'animale malato, per evitare la trasmissione.

Come se non bastasse il virus è molto resistente nell'ambiente, sia al chiuso che all'aperto, e di conseguenza è importante una buona disinfezione degli ambienti dove vivono più cani (canili, cliniche o gabbie in al cui interno c'è ricambio di cani).

Il virus viene assunto dal cane sano per "trasmissione oro-fecale", ovvero mangiando le feci del cane infetto. Magari nessun padrone farebbe tenere un comportamento simile al proprio cane, ma se il cane mangia una foglia su cui un altro cane, infetto, ha defecato e la cacca è stata rimossa dal padrone, in piccola parte potrebbe essere rimasta su quella foglia.

Situazione simile è quella di una clinica in cui un cane abbia defecato per terra, quindi sia stato pulito e passato lo straccio con acqua soltanto (il virus, con questo tipo di pulizia, rimane) e il nostro cane lecca per terra o mangia una briciola di pane che si trova in quel punto: in questo modo il virus può essere assunto dall'animale.

Che cosa fa

Una volta raggiunto l'apparato digerente, il virus inizia a distruggere le mucose dello stomaco e dell'intestino. In questo modo viene compromessa l'attività di questi organi, ovvero la digestione e l'assorbimento delle sostanze nutritive. Tra l'altro in questo caso non solo le sostanze non vengono assorbite dall'organismo ma, anzi, passano dall'organismo all'intestino per poi essere eliminate con vomito e diarrea (in cui vediamo anche tracce di sangue).

In questo modo il nostro cane diventa sempre più debole, avrà febbre, sarà riluttante al movimento e, in generale, molto debilitato.

I sintomi diventano visibili dopo 5-10 giorni dall'infezione, quando il virus ha già avuto modo di causare abbastanza danni.

I sintomi sono tanto più gravi quanto più l'animale è giovane, poiché il suo sistema immunitario è meno efficiente di quando è adulto. Fino ai due mesi di vita sarà protetto dall'immunità materna, che viene trasmessa con il primo latte (il colostro) ma che, man mano, scompare lasciando il cucciolo a dover "badare a sé stesso" in senso immunitario.

È importante anche ricordare una via diversa di infezione, quella che passa per l'utero materno: se, infatti, una cagna incinta contrae l'infezione, il virus può raggiungere i feti. Qui non si localizzerà nell'apparato digerente bensì nel cuore, dove causerà una grave infezione. Questa infezione non porta tuttavia nei cuccioli sintomi visibili, quindi i cagnolini possono morire all'improvviso prima dei tre mesi. È quindi importante che la madre sia vaccinata per prevenire al massimo questa eventualità.

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Come si cura e come si previene

Se per quanto riguarda la trasmissione uterina, di cui abbiamo appena parlato, c'è ben poco da fare per i cuccioli, nel caso della trasmissione orale c'è la possibilità di salvare il nostro amico; l'importante è agire tempestivamente portando il cane dal veterinario che, per prima cosa, valuterà tramite un test rapido se si tratta veramente di parvovirosi quindi, in caso positivo, verranno reintegrati i molti liquidi persi con vomito e diarrea per portare l'organismo alle condizioni ottimali per combattere il virus. Se non siamo abbastanza veloci nel portare il cane dal veterinario, la forte perdita di acqua e sali minerali potrebbe portare a morte per disidratazione (il cane è debilitato e difficilmente berrà spontaneamente e se lo farà probabilmente vomiterà, pertanto i liquidi devono essere integrati tramite flebo, direttamente nel sangue).

La prevenzione è quindi la soluzione migliore per evitare questa pericolosa malattia: la vaccinazione viene effettuata a 8-12 settimane di vita, in base al piano vaccinale proposto dal veterinario, ed è una delle vaccinazioni più importanti in assoluto.

Per evitare la trasmissione ad altri cani è importante disinfettare sempre (il disinfettante migliore è la candeggina) i punti dove l'animale ha fatto i propri bisogni, e comunque disinfettare sempre le stanze o le strutture dove stanno molti cani, al fine di ridurre la possibilità di infezione a livelli minimi.

La FIV è una delle malattie più gravi che possa essere contratta da un gatto. Strettamente correlata, sia come classificazione, sia come sintomi, alla HIV umana, lo stato terminale della malattia viene definito AIDS Felina, o FAIDS.

Non esiste una cura, né esiste un vaccino, e i gatti che la contraggono rimangono infetti per tutta la vita; è possibile tuttavia, con l'aiuto di un veterinario, creare una situazione per cui un gatto malato riesca comunque ad avere una vita dignitosa.

I cani, così come l'uomo, non possono in alcun modo contrarre questa malattia.

Il cimurro è una delle malattie infettive più comuni nel cane, conosciuta da tanti anni e per cui si pratica, ancora oggi, la vaccinazione. Può colpire gli animali sia domestici che selvatici, soprattutto canidi (cani domestici, volpi, sciacalli) e mustellidi (tra cui il furetto, sempre più diffuso come animale domestico). Non colpisce i gatti.

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