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Che fastidio quelle macchie scure sotto gli occhi del nostro amico a quattro zampe! Per non parlare poi di quanto risultino antiestetiche nei cani e gatti a pelo bianco. Ma può anche capitare di dover eseguire un’accurata pulizia delle palpebre in associazione a terapie specifiche. Ecco perché è importante conoscere bene le manovre per abituare i nostri animali a lasciarsi pulire gli occhi, con i prodotti e le tecniche giuste.

Tra i problemi che interessano gli occhi dei nostri amici a quattro zampe, uno dei più frequenti è il glaucoma, un disturbo oculare che si presenta con delle caratteristiche molto particolari. Scopriamo di cosa si tratta, quali sono le cause e come si può trattare il glaucoma nel cane e nel gatto.

Cos’è il glaucoma

Quando parliamo di glaucoma, ci riferiamo ad una patologia che si manifesta quando la pressione all’interno dell’occhio aumenta talmente tanto da portare a serie conseguenze. Per spiegare meglio questa definizione, cerchiamo di capire come è strutturato l’occhio.

struttura occhio anatomiaIl bulbo oculare, del quale possiamo vedere solo la porzione più esterna, è profondamente incastonato all’interno di una cavità del cranio. La sua superficie è ricoperta da diverse strutture di rivestimento, che si dispongono in strati sovrapposti, ognuno con una specifica funzione. La parte più esterna è la sclera, che nella parte anteriore – quella che possiamo vedere – prende il nome di cornea. Al di sotto della sclera troviamo la coroide, ricca di vasi sanguigni, mentre la parte più interna è la retina, che contiene tutti i nervi indispensabili per la vista. Nella parte più anteriore possiamo distinguere, oltre alla cornea trasparente, anche l’iride – la porzione responsabile del colore dell’occhio – al centro della quale troviamo la pupilla, un foro nero attraverso il quale passa la luce. Dietro all’iride è collocato il cristallino, una lente sottile che serve a mettere a fuoco le immagini catturate dalla retina, e il corpo ciliare.

Il corpo ciliare, in particolare, è la struttura coinvolta nel glaucoma. La sua funzione è quella di produrre un liquido trasparente, detto “umor acqueo”, che contribuisce a determinare la tipica curvatura del bulbo oculare. Questo liquido viene prodotto dal corpo ciliare, per essere poi opportunamente drenato da una struttura situata nell’angolo tra iride e cornea. L’equilibrio tra la produzione e il riassorbimento di umor acqueo fa in modo che il volume di liquido all’interno dell’occhio sia sempre costante, così come la pressione intraoculare.

Il glaucoma compare quando questo equilibrio risulta alterato, per cui la pressione registrata all’interno dell’occhio diventa troppo elevata.

Le cause

Il glaucoma è più frequente nel cane rispetto al gatto, che inoltre può tollerare con conseguenze meno gravi la pressione intraoculare elevata. Inoltre, tende a comparire soprattutto negli animali adulti, oltre i 5 anni di età.

In generale, in base alle cause scatenanti, possiamo distinguere il glaucoma in due forme:

  • Glaucoma primario: non dipende da altre condizioni e patologie ed è quello più comune. È causato da una particolare disfunzione dell’animale, detta “goniodisgenesia”, che interessa proprio l’angolo tra iride e cornea, dove appunto avviene il drenaggio dell’umor acqueo. Se questo angolo è troppo stretto rispetto al normale, si parla di “glaucoma primario con angolo chiuso/stretto”, altrimenti di “glaucoma primario con angolo aperto”;

  • Glaucoma secondario: si verifica in seguito ad altri disturbi, come cataratta, uveite, lussazione del cristallino, farmaci.

In ogni caso, tra le cause principali del glaucoma primario troviamo soprattutto una predisposizione razziale. Tra le razze di cani più soggette al glaucoma rientrano: Husky, Chow Chow, Shar Pei, Shih tzu, Beagle, Cocker Spaniel, Pastore Tedesco e diverse altre.

Nel gatto si parla più che altro di glaucoma secondario, anche se alcune razze – come Persiani, Siamesi e Birmani – sono più predisposte al glaucoma primario.  

I sintomi

I sintomi del glaucoma sono davvero molto caratteristici. Possono colpire un solo occhio (glaucoma monolaterale) o entrambi (glaucoma bilaterale), che presenteranno:glaucoma gatto occhi

  • Arrossamento

  • Aumento di volume del bulbo

  • Pupilla dilatata (midriasi)

  • Opacizzazione della cornea

  • Aumento della lacrimazione

  • Dolore (l’animale si strofina ripetutamente l’occhio)

  • Calo della vista fino alla cecità

In aggiunta a questi sintomi che interessano solo l’occhio, sicuramente l’animale si mostrerà anche abbattuto, svogliato, spesso inappetente, a causa del dolore molto forte.

Il glaucoma può essere diagnosticato solo dal veterinario, oltre che con l’esame dell’occhio, anche con un particolare strumento in grado di rilevare la pressione intraoculare in modo rapido e indolore. Il valore normale nel cane e nel gatto non dovrebbe superare i 25 mmHg (si calcola in millimetri di Mercurio), mentre oltre i 30 mmHg si parla di una pressione molto elevata.

Nel gatto è difficile che si manifesti una forma acuta, a differenza di quella cronica, per cui i sintomi cominciano a comparire anche dopo molto tempo dall’insorgenza del problema.

Come si cura

Il trattamento del glaucoma è piuttosto complesso, perché spesso richiede una terapia farmacologica molto prolungata, in alcuni casi addirittura per tutta la vita dell’animale. Tra i farmaci più utilizzati rientrano soprattutto i diuretici, gli antinfiammatori, i cortisonici, delle sostanze utilizzate per ridurre la pressione arteriosa oppure la pilocarpina, un farmaco in grado di restringere la pupilla per migliorare il drenaggio dell’umor acqueo.
La terapia chirurgica, invece, entra in gioco quando quella farmacologica non è riuscita ad ottenere buoni risultati o risulta impraticabile.

I gatti sono molto più sottoposti a contrarre le malattie infettive rispetto ad altri animali domestici, come i cani.

Gatti e cani sono due animali molto diversi, per la loro natura, e mentre un cane lo possiamo controllare molto bene, il gatto fa un po’ quello che vuole, a meno che utilizziamo metodi piuttosto radicali come la castrazione.

Il gatto esce di casa quando vuole, va dove vuole e torna quando vuole, e nelle sue passeggiate ha spesso a che fare con altri gatti, non sempre domestici.

Sono proprio i randagi a trasmettere le malattie infettive, e quella di cui vi parliamo in questa pagina è fondamentalmente una delle meno gravi, ma non per questo va trascurata: parliamo infatti della Clamidiosi del gatto.

Che cos’è

La clamidiosi del gatto è una malattia infettiva batterica causata da Chlamidiophila felis. Si tratta di un batterio che si stabilisce in uno degli organi più delicati dell’intero organismo: l’occhio.

Colpisce praticamente solo i gatti, quindi se abbiamo qualche altro animale non c’è pericolo; rispetto ad altre malattie, viene trasmessa solo per contatto diretto gatto-gatto, per cui se il nostro micio non entra in contatto con altri felini possiamo stare tranquilli.

La trasmissione indiretta, invece, è molto rara, e se utilizziamo una ciotola comune tra più gatti difficilmente l’infezione si trasmetterà (ma potrebbero farlo altre malattie ben più gravi come la FeLV, quindi non facciamolo comunque).

Diventa semplice capire che la via di trasmissione principale della malattia è quella in cui due gatti vengono a contatto, e uno dei due è malato. I gatti hanno il loro modo di comunicare, per cui possono mettersi a contatto o, cosa che fanno molto spesso, lottare tra di loro. Tra un graffio e un morso, alcuni batteri che sono presenti intorno all’occhio possono passare all’altro gatto che verrà così contagiato.

Che cosa fa

Come abbiamo detto, le conseguenze del contagio non sono gravi, anche se possono diventarlo se non facciamo nulla.

Il batterio si stabilisce sulla superficie dell’occhio, dove inizia a moltiplicarsi; qui crea irritazione, e gli occhi diventano rossi e iniziano a lacrimare in modo molto profuso; le lacrime non saranno limpide, perché unite ai prodotti dei batteri avranno un aspetto più denso, simile al muco. In pratica, il gatto sembrerà piangere muco, che tra l’altro rimarrà incrostato sotto gli occhi.

Inoltre, il fastidio lo porterà a strusciarsi sull’occhio con la zampa, che è sporca, portando così altri batteri che aggraveranno la situazione.

Se non facciamo nulla, con la soluzione del solito (e sbagliato) “gli passerà”, le clamidie saranno così tante da scendere nel canale naso-lacrimale, un piccolo tubicino che collega l’occhio al naso (lo abbiamo anche noi, è per questo che quando smettiamo di piangere dobbiamo soffiarci il naso); le lacrime infette entrano lì, e possono uscire dal naso oppure entrare all’interno, fino a raggiungere i polmoni, dove si stabiliscono.

La polmonite è la conseguenza più grave di questa malattia ed è molto frequente nei gatti piccoli, il cui sistema immunitario non è ancora ben sviluppato.

Come si cura

La difficoltà della cura della clamidiosi dipende da quanto tempo lasciamo passare. Se quando ci accorgiamo che il gatto inizia ad avere delle lacrime strane, che non se ne vanno, andiamo subito dal veterinario, probabilmente basteranno degli antibiotici per uso topico (un collirio da dare, insomma) per qualche giorno e il problema sarà risolto.

cla2

Se aspettiamo di più, dipende da quanto abbiamo aspettato, perché potrebbe a questo punto essere necessaria una terapia antibiotica più forte se le clamidie si sono diffuse molto nell’organismo, e in certi casi, specie se c’è febbre (a causa della polmonite) potrebbe essere necessario qualcosa di ancora più forte. Comunque, sta a noi non lasciare che la situazione degeneri.

Nei giorni in cui si danno gli antibiotici è importante pulire spesso gli occhi con un panno umido, per rimuovere le lacrime incrostate e alleviare il fastidio.

Molto importante, ma anche molto semplice, è la prevenzione. Se abbiamo più gatti, e uno è malato, teniamoli separati finché non sarà guarito, o la attaccherà a tutti gli altri.

Se vediamo che qualche gatto gira per il quartiere e ha gli occhi molto arrossati magari evitiamo di far uscire il nostro gatto per qualche giorno, così da evitare il contatto, anche se obiettivamente è un po’ difficile da fare.

Infine, ultimamente è disponibile un nuovo vaccino per la clamidiosi, che sembra funzionare piuttosto bene; se il nostro gatto sta in casa sempre non ne abbiamo bisogno, ma se gira potrebbe essere utile, perché la clamidiosi è molto diffusa tra i gatti: quando facciamo gli altri vaccini, possiamo chiedere consiglio al veterinario, che ci proporrà di farlo o meno in relazione alle abitudini del gatto e alla presenza della malattia nella zona in cui viviamo.

 

Gli occhi del cane e del gatto possono andare incontro abbastanza spesso ad alcuni problemi e malattie. Nella maggior parte dei casi, questi si presentano con una serie di sintomi facilmente riconoscibili anche da parte di uno sguardo meno esperto. In alcuni casi, infatti, il proprietario può avere il sospetto che il proprio amico a quattro zampe non riesca a vedere bene, magari accorgendosene solo dopo ripetuti “incidenti” domestici. Ecco perché è importante riuscire a cogliere le prime avvisaglie dei problemi della vista dei nostri animali.

Tra i sensi del cane e del gatto, la vista è senza dubbio tra i più sviluppati. Le capacità visive degli animali, infatti, sono una delle caratteristiche che li rendono così speciali. Cerchiamo di capire come vedono i cani e i gatti e come mai la loro vista è così sviluppata.

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