Finalmente nessuno potrà più prendersi gioco di tutti i proprietari che considerano e trattano i propri cani come figli. A riscattarli è la scoperta che il profondo legame alla base del rapporto uomo-cane è indotto dall’ossitocina, la cui produzione viene stimolata semplicemente guardandosi negli occhi.

A rivelarlo è un articolo pubblicato da National Geographic, che ha riportato le parole della dottoressa Raelynn Farnsworth della Washington State University’s College of Veterinary Medicine, secondo cui i cani possono sviluppare delle allergie nei confronti del gatto o dell’uomo, e viceversa.

In particolare, a scatenare la reazione allergica sarebbero i residui di pelle morta e pelo che ognuno di noi perde quotidianamente, grazie al naturale ricambio cellulare proprio della cute. Questi detriti racchiudono piccolissime cellule costituite da frammenti di pelle, peli, capelli, ciglia e molti altri residui rilasciati nell’ambiente da noi e dai nostri amici a quattro zampe. Non a caso, anche le “nostre” allergie al cane e al gatto sono scatenate proprio dal contatto con queste sostanze.

Ebbene, è stato dimostrato che lo stesso discorso può valere anche per i nostri animali, che possono sviluppare diversi sintomi tipici delle allergie quando vengono a contatto con questi residui. Questa scoperta era stata già anticipata nel 2005 da una ricerca scozzese, secondo cui i gatti possono manifestare una importante forma di asma, dovuta proprio al contatto con l’uomo.gatto prurito allergia

La dottoressa Farnsworth è riuscita ad identificare due tipi di manifestazioni leggermente diverse nel cane e nel gatto. Nel cane i sintomi sono soprattutto localizzati a livello della cute, con infiammazioni e prurito, ma possono comparire anche starnuti e riniti. Nel gatto invece sono più frequenti le dermatiti accompagnate da forfora e perdita di pelo, più evidenti nella zona della testa e del collo.

Per capire se il cane o il gatto soffrono di questa rara forma di allergia, dobbiamo prima di tutto esaminare la durata dei sintomi. Generalmente le allergie stagionali – come quelle ai pollini, per esempio – si manifestano solo in concomitanza con la comparsa dell’allergene nell’ambiente. Al contrario, se i sintomi persistono tutto l’anno, potrebbe trattarsi di una reazione ad alcuni ingredienti presenti nel cibo oppure potremmo cominciare ad ipotizzare che sia allergico a noi.

Il veterinario è in grado di testare il nostro animale nei confronti di varie sostanze. Nello specifico, è possibile verificare se il cane sia allergico ai detriti cellulari del gatto.

Ma come possiamo intervenire se il nostro amico a quattro zampe è allergico proprio a noi? Niente paura. Il veterinario può tranquillamente trattare l’allergia del cane e del gatto, esattamente come accade per noi umani. La soluzione è quella di trattare l’animale con spray o gocce orali che contengono una minima quantità di allergene – la sostanza che scatena la reazione allergica – in modo da far capire al sistema immunitario che deve semplicemente ignorarlo.

Fonte: http://news.nationalgeographic.com/2015/04/150411-dogs-cats-allergies-science-pets-animals/

Probabilmente questa notizia non dichiarerà nulla di nuovo per tutte le persone che vivono già con un cane e sanno quanto questi intelligenti amici a quattro zampe siano empatici. La maggior parte dei proprietari, infatti, riconosce ai cani la grande dote di riuscire a percepire i loro stati d’animo, comportandosi in modo da alleviare la tristezza, le tensioni, la paura e altre emozioni negative.

Secondo uno studio recente pubblicato su “Current Biology”, i cani sarebbero in grado di cercare di comprendere il nostro linguaggio, mettendo in moto tutta una serie di azioni dal punto di vista neurologico per riuscire a decifrare quello che gli stiamo dicendo.

La tubercolosi è una delle malattie "classiche", conosciuta ormai da secoli per cui le autorità sanitarie sono riuscite, nel corso del tempo, a rendere minimo il rischio di contrazione delle malattie.

In questi ultimi anni, però, a causa delle migrazioni di persone da paesi, come quelli africani, dove la malattia è ancora ampiamente presente, il rischio di tubercolosi è nuovamente aumentato e, trattandosi di una malattia che può colpire tanto noi uomini quanto i nostri animali, è molto importante conoscerla e sapere come prevenirla.

 

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