La tubercolosi del cane e del gatto: che cos'è e come prevenirla

La tubercolosi è una delle malattie "classiche", conosciuta ormai da secoli per cui le autorità sanitarie sono riuscite, nel corso del tempo, a rendere minimo il rischio di contrazione delle malattie.

In questi ultimi anni, però, a causa delle migrazioni di persone da paesi, come quelli africani, dove la malattia è ancora ampiamente presente, il rischio di tubercolosi è nuovamente aumentato e, trattandosi di una malattia che può colpire tanto noi uomini quanto i nostri animali, è molto importante conoscerla e sapere come prevenirla.

 

 

Che cos'è e come si trasmette

La tubercolosi è una malattia causata da un batterio, o meglio da tre diverse specie batteriche. Tutte e tre possono colpire sia i cani che i gatti, anche se questi animali difficilmente la trasmetteranno ad altri (ovviamente non è da escludere). Le tre specie sono Mycobacterium bovis, trasmesso in particolare dai bovini; Mycobacterium tubercolosis, trasmesso principalmente dall'uomo e Mycobacterium avium, trasmesso dagli uccelli. Esistono altre specie di questo patogeno, ma difficilmente causano malattia.

Caratteristica particolare di questo batterio è il fatto di essere resistentissimo all'interno dell'organismo. Resistentissimo e lentissimo, tanto che possono passare anni dal contagio a quando si manifestano i sintomi nell'uomo o nell'animale.

La localizzazione è soprattutto polmonare, quindi si trasmette in particolare per via aerea, ma non è da escludere che possa trovarsi anche nelle feci di un animale infetto e che possa essere mangiato o leccato da un altro animale, principalmente se a trasmetterlo sono gli uccelli.

Quando un bovino o un essere umano ha i polmoni pieni di micobatteri, può diffonderli nell'ambiente tramite la semplice respirazione, la tosse o lo starnuto. L'incivile pratica di certe popolazioni di "soffiarsi il naso" con le dita anziché con il fazzoletto e di gettare quanto espulso per terra è una cosa pericolosissima tanto per noi, quanto per i nostri animali che potrebbero semplicemente annusare ciò che trovano per terra, e questo potrebbe essere già sufficiente per contrarre la malattia

Che cosa fa

Come dicevamo prima, i micobatteri sono resistentissimi. Una volta che vengono assunti ingerendoli o respirandoli si localizzano, rispettivamente, nel polmone o nell'intestino. Qui vengono subito riconosciuti dal sistema immunitario del cane o del gatto, le cui cellule preposte (i macrofagi) agiscono in questo modo: mangiano e digeriscono il batterio, distruggendolo. O almeno ci provano. Perché se per la maggior parte dei batteri questo processo è sufficiente, i micobatteri riescono a resistere alla digestione.

Resistono per tutta la vita della cellula che li ha mangiati, quindi diverse settimane, e nel frattempo si moltiplicano, ma sempre molto, molto lentamente. Il macrofago muore e si sfalda, mentre il batterio è sempre lì, vivo e vegeto. Viene mangiato da un altro macrofago, ma la situazione è esattamente la stessa, e il batterio continua così la sua lenta ma inesorabile moltiplicazione.

Quando l'organismo si rende conto di poter far poco in questa situazione, crea delle vere e proprie "barricate" per far sì che il batterio rimanga confinato in un certo punto, barricate che crescono sempre di più (e divengono dei tubercoli, da qui il nome tubercolosi) perché proprio, contro i micobatteri, non c'è nulla da fare.

I noduli crescono sempre di più, causando problemi alla digestione e alla respirazione, perché tolgono spazio alle normali operazioni vitali. A volte poi si spezzano (soprattutto a causa dei colpi di tosse), e da un nodulo se ne formano due, che continuano a crescere, e così via, fin quando la situazione diventa intollerabile.

È difficile morire di tubercolosi ma, sempre molto lentamente, la condizione di vita dell'animale peggiorerà man mano.

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Come si cura e come si previene

Da quanto abbiamo appena detto, avrete capito che curare la tubercolosi è molto difficile. Ci sono degli antibiotici, che però sono utili se ci rendiamo conto (grazie a test specifici) che è presente l'infezione. Il problema è che a volte ci vogliono anni perché sintomi come la tosse persistente compaiano, e questo rende visibile la malattia quando ormai è troppo tardi.

Il problema non è, infatti, tanto il batterio in sé, che alla fine è molto tranquillo rispetto ad altri, ma l'enorme risposta che viene data dall'organismo del cane o del gatto.

Se la situazione è grave, i veterinari consigliano di spostare il cane in un luogo isolato al fine di evitare il contagio soprattutto dei bambini, visto che la cura non porterebbe, probabilmente, ad alcuna soluzione.

Per quanto riguarda la prevenzione, partiamo dal presupposto che la malattia è poco diffusa. Evitiamo comunque di far stare molto il cane dove possono defecare gli uccelli, così come dobbiamo evitare il contatto prolungato con i bovini (se ce ne sono vicino a casa vostra).

E poi c'è l'uomo, che in questo caso rappresenta un pericolo ben più grave degli animali stessi: non per essere razzista, ma vanno evitate, a passeggio, zone frequentate da persone che non si rendono conto che i propri comportamenti possono essere pericolosi per la salute di uomini e animali che li circondano.

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