L'epatite infettiva del cane: come riconoscerla e prevenirla

L'epatite infettiva del cane è una malattia virale conosciuta da moltissimi anni. In passato causava spesso la morte degli animali perché è molto difficile da curare, mentre oggi è tenuta sotto controllo tramite il vaccino. La vaccinazione contro l'epatite infettiva è, infatti, una delle prime che vengono effettuate nella vita del cane.

Questa malattia non colpisce in alcun modo i gatti, né l'uomo.

Che cos'è e come si trasmette

L'epatite infettiva del cane è una patologia causata da virus, in particolare da un Mastadenovirus. Il nome deriva dalle parole Adeno, ghiandola, e Mast, riferimento ai mammiferi. Per la precisione, a causare la malattia nel cane è il cosiddetto CAV-1, mentre il "fratello" CAV-2 causa una malattia respiratoria molto meno grave.

La trasmissione avviene principalmente tramite il cosiddetto "ciclo orofecale": in pratica, un cane malato defeca in un giardino, o in un parco, oppure in un canile. Un cane sano, ignaro, può leccare il punto dove l'altro ha defecato anche se le feci sono state rimosse (piccole particelle possono rimanere attaccate all'erba) e contrarre così la malattia. Il virus resiste anche diversi giorni all'aperto a temperatura ambiente, anche se ovviamente è più facile contrarre la malattia in luoghi frequentati da molti cani come le aree di sgambatura presenti nelle città.

La trasmissione per via aerea o per leccamento del muso è invece trascurabile, in quanto è molto difficile che un cane possa prendere il virus in questo modo (dovrebbe leccare un animale che sta malissimo, ma è il padrone stesso a lasciare in isolamento un animale febbricitante).

Che cosa fa

Le conseguenze dell'epatite infettiva del cane possono essere molto gravi.

Da quando il virus entra nell'organismo, passano dai due ai quattro giorni di replicazione "silenziosa" prima che compaiono i sintomi, che sono più gravi nei giovani che negli adulti, nonostante la malattia possa colpire tutti i cani indistintamente.

La prima cosa di cui ci accorgiamo è sicuramente la febbre altissima, che sfiora i 40º, che dovrebbe immediatamente indurre a portare il cane d'urgenza da un medico veterinario. I cuccioli, in questa fase, possono addirittura morire per collasso cardiocircolatorio.

Generalmente poi la febbre si abbassa, anche se l'animale rimane abbattuto, ha molta sete e forti dolori addominali. Guaisce molto, in particolare se tocchiamo la parte dietro la fine delle costole, a destra (dove c'è il fegato), indice di forte dolore.

C'è poi vomito, diarrea, se si alza il labbro vediamo che la mucosa non è del classico colore rosa-bianco ma molto arrossata e tendente al giallastro.

Il virus causa infatti forte infezione al fegato, o epatite, da cui conseguono problemi di digestione e ai vasi, visto che il fegato è l'organo che regola, insieme ad altri, il flusso sanguigno.

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Come si cura e come si previene

La terapia dell'epatite infettiva è molto difficile, in quanto non esiste un farmaco in grado di distruggere il virus; nel caso in cui un cane contraesse la malattia viene messa in atto una terapia sintomatica, atta a correggere le conseguenze più gravi della malattia: farmaci che limitano il vomito, la diarrea, che abbassano la febbre, insomma tutto ciò che può essere utile a mettere l'organismo in condizioni di poter limitare al meglio l'infezione.

Per quanto riguarda la prevenzione, la cosa migliore è vaccinare, anche perché risulta difficile prevenire l'infezione evitando di portare il cane dove ci sono altri cani.

La vaccinazione viene di norma eseguita dai veterinari non appena il cucciolo raggiunge i 60 giorni di vita, e questo intervento non provoca alcun problema, quindi non ci sono motivi per non effettuarlo.

Se, invece, avete adottato un cane già adulto è comunque consigliabile effettuare il vaccino per evitare la malattia, consultando il veterinario che sarà in grado di stabilire se il cane è già stato vaccinato in passato da un proprietario precedente.

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